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Non ho mai creduto alla superstizione ma sono sempre stato superstizioso.

Per un sacco di tempo ho avuto paura dei venerdi’ 13 e 17; mi passo’ solo quando mi laureai;  il mio libretto universitario esibiva un bel 17 come cifra iniziale e quindi quel numero non poteva certo rappresentare, almeno per me, un segno sinistro.

Faccio parte di quella corrente per cui *……………………..quando un gatto nero mi attraversa la strada rido pensando a chi pensa che porti male. Se avessi tempo scriverei un libro per provare che le superstizioni, tutte le superstizioni, non hanno fondamento alcuno. Ma siccome tutto questo tempo non ce l’ho, quando mi attraversa la strada un gatto nero tocco ferro……………………………..*

Ecco, io sono proprio cosi.

Credo in un Dio *scientifico*, sorrido pensando a chi non sa coniugare scienza e fede, sono fermamente convinto che l’Illuminismo sia stata una grande eta’.

Ma tocco le cose tre volte prima di fare una cosa importante, non spengo la televisione su una parola o una immagine negativa e ho tremila altre piccole (spero) nevrosi compulsive che adesso non sto a raccontare, che adesso non sto a raccontare, che adesso non sto a raccontare.

Ma il diciassette no; non fa piu’ parte delle cose che ritengo possano avere un’influenza negativa.

 

 

Per cui non mi sorprese affatto che il verdetto di *lei ha una tendenza all’ipertensione oculare, ma non ha per ora bisogno di cure specifiche* mi sia giunta Venerdi’ 17  Marzo 2006.

Non mi sorprese proprio per niente, cosi’ come, del resto, non avevo provato ansia quando la segreteria del dottor Gamba mi assegno’ la fatidica data per telefono.

Era una seconda visita, quella che andavo a fare.

Quello che in genere si chiama *secondo parere*

Perche’ io, che sono pessimista convinto e ostinato, e credo pure che essere ottimisti porti un po’ sfiga, non ero convinto, per quanto mi sforzassi di pensare alla peggiore delle ipotesi, di avere il glaucoma.

Si’, glaucoma, questo era quello che tre settimane prima, in un lungo e pesante Lunedi’ 27 Febbraio, mi era stato diagnosticato.

O perlomeno paventato come ipotesi, visto che la mia pressione oculare era di 30 all’occhio destro e di 22 all’occhio sinistro; valori non pericolosi di per se’, ma che fanno gia’ sospettare una possibile patologia in atto.

Pare, insomma, che una pressione oculare alta (cioe’ l’acqua che preme troppo all’interno del bulbo) danneggi il nervo ottico; e pare che questo dispettosissimo ed insostituibile cavetto se ne offenda al punto da raggrinzirsi in un ghigno di dolore sempre piu’ serrato, fino a far si’ che tu, invece di vedere davanti a te uno schermo che arriva fino ai tuoi capelli, vedi invece un cerchio tipo cannocchiale che, col tempo, si stringe sempre piu’ fino a farti diventare cieco.

Cieco.

Quando ero ragazzo la sola parola mi angosciava tanto da farmi pensare a quanti anni mi sarebbero mancati da vivere se lo fossi diventato e a pensare con sollievo che, beh, tutto sommato con una cinquantina d’anni me la sarei cavata.

Da allora non ci avevo piu’ pensato tanto, avendo prima sostituto quell’ansia con altre ben piu’ terribili e poi avendola buttata nel calderone delle cose che *si pensano da giovani* ma poi da grande non danno piu’ angoscia perche’, essendo l’animale piu’ stupido che calchi la terra, non manchiamo mai di disprezzare la gioventu’ quando l’abbiamo ma poi torniamo a sentirci  giovani e forti quando non lo siamo piu’.

Vabbe’, sto divagando; torno a raccontare la mia quaresima oculistica.

 

Insomma, stavo dicendo che  non ero molto sereno all’uscita da quella prima visita; pensavo gia’ alle cure, poi all’operazione, mi vedevo gia’ con gli occhiali che portava Davids, avete presente?

Anzi, questa era la cosa che mi consolava di piu’; vedermi nei panni del Pitbull non era cosa che mi disgustasse poi tanto; ma neppure mi consolava molto: tutto sommato stavo proprio male.

L’incubo maggiore era quello della ripetizione di un film che avevo gia’ vissuto quasi un quarto di secolo fa, con una prima diagnosi mica terribile che poi diventa un rebus non risolto nemmeno da due mesi di ospedale  e che poi diventa miracolosamente……………...nulla.

Ma i miracoli, si sa, non si ripetono.

 

Il giorno dopo devo ribadire la stessa visita in Ospedale; l’oculista vuole vederci chiaro; (e io no?): se la diagnosi fosse confermata, vai con gli accertamenti e vai con la cura.

A vita.

Perche’, lo leggo anche in rete nella prima difficile notte post mazzata, pare che il glaucoma sia curabile al 100% (mi auguro che i dati non vengano dal ministro Storace) ma che la cura sia pero’ irreversibile.

Se ti  curi, guarisci sempre, se non ti curi diventi sicuramente cieco.

A me pare un po’ una fesseria; allora questo vale per qualsiasi malattia tranne il raffreddore, no?

Tranne che per la vita, l’unica malattia sicuramente terminale che si conosca.

Vabbe’, alle 12 sono in ospedale, il martedi’ e’ il mio giorno libero, quindi non ho problemi di permessi; la visita conferma l’ipertensione, niente da fare.

22 e 30, gli occhi si divertono a scambiarsi i valori, ma sempre di valori alti si tratta.

*Facciamo il campo visivo e poi vediamo di abbassare la pressione*

*Ma intanto non e’ meglio se mi correggo la vista da vicino?

Non e’ possibile che i valori siano alterati da un occhio stanco?*

*No, questa e’ una sciocchezza*

Avrei poi scoperto che questa e’ veramente una sciocchezza, pero’ voglio stare un giorno con gli occhi corretti prima di accettare una diagnosi; ci vedo, cavolo, che nervo ottico danneggiato ho se ci vedo?
Ma anche questa teoria, avrei scoperto, e’ una sciocchezza; che sia pronto a diventare segretario di Storace alla sanita’?

Vabbe’, mi accorgo che parlo e penso come un ignorante arrogante e quindi decido di tenere tutto per me e per Lucia e ci dormo sopra (si fa per dire) fino al campo visivo.

*Dove lo faccio, di la’?*
*Si’, ma mica adesso, deve prendere appuntamento*

*Come sarebbe? Non posso farlo da privato, a pagamento*

*No, questa e’ una sciocchezza. Il campo visivo si fa solo qui su prenotazione, vada a prenotare*

Non sono a mio agio, io devo essere a mio agio con i medici, io amo i medici, ne ho 50 indirizzi in database e 30 solo sul telefonino, ma devo fidarmi.

Gli ospedali non mi fanno ansia e quando ci son stato due mesi mi sono persino divertito.

Ma devo sapere chi mi sta curando e che chi mi sta curando mi vuole bene.

Il campo visivo lo faro’ Giovedi’ 9 Marzo

Passo una settimana intera a mettermi le mani davanti agli occhi alternativamente per misurare quando vedo un oggetto entrare da dietro la mia testa nel mio campo visivo.

Trovo dei test in rete, li faccio e mi sembra di andare bene.

Ma gli stessi test che faccio premettono che quando il campo visivo si restringe il paziente non se ne accorge.

Dieci giorni di passione piu’ tardi sono li’ in ospedale a fare ‘sto campo visivo..

Normale, anzi buono.

Ma la pressione e’ ancora alta, quindi niente da fare, l’oculista mi da’ un ulteriore appuntamento per un ultimo esame e poi, se i valori fossero confermati, partirei con la cura.

La visita e’ Domenica mattina in ospedale.

*Domenica? E perche’ visita di Domenica?* - mi chiede Roberto, che sa bene quello che dice, essendo medico anch’egli, oltre che mio dentista ed uno dei migliori amici che abbia mai avuto.

*Non lo so*

In realta’ lo so; e’ perche’ e’ in pensione, l’ho visto dal Codice Fiscale, e forse si sente in dovere di dare maggiore disponibilita’ e di sentirsi piu’ attivo di chi e’ in trincea ogni giorno.

Continuo la mia lotta contro la tentazione di diventare ottimista, ma non ci riesco.

Domenica vado convinto che saro’ tornato regolare.

Invece Domenica 12 sara’ la giornata peggiore.

Di nuovo 30 in un occhio e 22 nell’altro, niente da fare.

*Vuoi che ti dichiari glaucomatoso?*

*Non saprei, ma……no, aspetterei qualche tempo di cura……per vedere gli sviluppi*

*Questa e’ una sciocchezza, la terapia funzionera’ di sicuro ma la tua ipertensione restera’ dovra’ essere sempre controllata*

Esco con il flacone di gocce, la posologia e le indicazioni; due volte al giorno a 12 ore di distanza, tra un mese controllo e solo dopo gli occhiali nuovi.

Ed io per un mese devo vedere male per poi vedere se vedo meglio?

No, non ci sto.

Non  mi tornano i conti.

Le gocce le prendo, ok, le prendo; ma le prendo solo dopo tre giorni di vista regolarizzata, lo decido io.

Datemi gli occhiali da vicino e poi mi curo; stavolta decido io, caspita!

Mentre un po’ lo penso e un po’ lo dico a Lucia, siamo in Via Gauslino; da distante vedo Roberto, che ci fa qui?

*Roberto, sono stato alla visita, devo iniziare la cura, ma io vorrei sentire un altro, non mi piace ‘sta storia*

*Prendi le pagine gialle e va’dal primo che trovi che lavori in una clinica privata; prima di iniziare una cura a vita hai ragione a sentire un altro parere*

Mi sento rinfrancato.

Andiamo a mangiare dai miei e lo dico anche a loro; voglio andare da un altro, voglio avere gli occhiali che mi correggano da vicino e poi inizio la cura, stavolta decido io.

Trovano tutti che sia cosa ragionevole, stranamente; ed altrettanto stranamente, anche se cosi’ non fosse stato,  l’avrei fatto lo stesso.

A casa mi faccio un *eye book* con tutte le ricette di questa vicenda;  ci metto dentro il collirio, i miei appunti e poi passo tutta  la Domenica ed il lunedi’ al telefono.

Trovo il dottor Gamba, a Padova, alla Optimedica; il nome mi suona bene.

Mi da’ l’appuntamento per venerdi’ 17, ok.

Per adesso archivio i colliri e mi sento come se fossi guarito, non so perche’.

Dentro di me sento che devo fare l’esame vedendo bene e non mentre vedo male.

Si’, si’,  lo so che e’ una sciocchezza, non sara’ la prima ne’ l’ultima di cui mi fido ed in cui credo.

Quindi quando entro dal dottor Gamba, venerdi’ 17, gli dico:

*Due cose.

Non sono qui perche’ non mi fido dei medici; e’ solo che ho avuto una diagnosi di sospetto glaucoma a causa di un’ipertensione oculare e prima di iniziare una cura vitalizia volevo avere un secondo parere.

*Ok, mi pare abbastanza ragionevole*

*Inoltre, volevo che lei mi prescrivesse le lenti per vicino.

Qualsiasi cosa abbia, voglio vedere bene un paio di giorni prima di iniziare la cura.

*Questa e’ una sciocchezza*

Ho una strana sensazione di deja vu.

Poi un esame accurato, la retina, l’anestetico, la lotta contro me stesso per non chiudere le palpebre durante la misurazione della pressione oculare, lo spessore della cornea e poi il verdetto:

*Lei non e’ glaucomatoso. La sua pressione oculare e’ di 22 e 18, gia’ di per se’ non moltissimo.

Ma lo spessore della sua cornea, tipico di una miopia importante come la sua, altera i valori di circa un quarto; in pratica lei ha 16 e 14, assolutamente nella norma*

(la questione della cornea che in un miope altera la pressione mi era stata gia’ detta subito ma, non so perche’, il primo oculista non ne tenne conto; anche il valore piu’ alto trovatomi, 30, con questo calcolo diventa un piu’ tranquillizzante 22, sempre sotto la soglia di rischio, che nei testo sacri e’ considerata 25.

*La sua retina e’ buona, il fondo dell’occhio anche e c’e’ soprattutto il campo visivo che certifica che anche la presenza di valori piu’ alti, per ora, non ha provocato danni.

Io credo non sia il caso di iniziare alcuna cura.

Deve solo tener conto che, data la sua miopia, lei deve farsi vedere un paio di volte all’anno, non una volta ogni due anni e dovrebbe fare un campo visivo ogni anno*

Penso tra me  e me che qui ci tornerei ogni settimana ma che, comunque, tra non piu’ di tre mesi tornero’ di sicuro.

Pago, ringrazio e scendo le scale di corsa, esultando con i pugnetti chiusi all’altezza del petto come si fa quando segna la tua squadra.

 

Mentre uscivo dall’ambulatorio di Piazzale Santa Croce, lo scorso venerdi’ 17, erano le 17.

E diciassette minuti dopo arrivavo in Prato della Valle, dove c’era Lucia ad attendermi con Zoe in macchina per portarmi a casa.

Ma non so in che giorno cadra’ il prossimo controllo; quindi nell’attesa tocco ferro.